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I gioielli antichi sono per molte persone una grande passione, per altri una forma
d´investimento.
Da un lato coloro che considerano il gioiello parte integrante del proprio
abbigliamento quindi della propria personalità, dall´altra coloro che ne ricercano essenzialmente
una qualità artistica e un significato storico.
Appassionati che sono comunque uniti da un unico comune denominatore che é
l´emozionalità che conferisce il gioiello a chi lo indossa lo regala o lo colleziona.
Un mondo splendido fatto essenzialmente di luci, colori e proporzioni, un mondo dove
si respira un aria sublime che appaga la vista e il tatto in maniera straordinaria.
Alla base di ogni collezione é oggi necessario che ciascun gioiello venga apprezzato
sotto due punti di vista: come opera d´arte in se stessa e come espressione culturale
della sua epoca. Anche se di piccole dimensioni, i gioielli antichi costituiscono
validi esempi di stili artistici non meno delle sculture, della pittura e della
lavorazione del legno.
Una gioielleria di altissima qualità che in LOUIS CARTIER trova un maestro dalla
creativitá straordinaria. Egli fu precursore dello stile "ghirlanda" uno stile in cui
i fiocchi pizzi e corone di fiori venivano preferiti da una reale e aristocratica
clientela che aveva individuato nel maestro parigino l´uomo nuovo che faceva e
proponeva tendenza. Una tendenza fortemente voluta da Cartier che quasi obbligò i
propri disegnatori a consultare libri decorativi del "Settecento" e a girovagare per
le strade di Parigi per prendere spunti su dettagli architettonici di quel secolo.
Ritengo che questa stretta connessione gioielleria/architettura, mai come in questo
periodo abbia raggiunto una coś elevata perfezione. Questa analisi sulla gioielleria
"fin de siecle" non è affatto completa senza un doveroso riferimento a CARL FABERGE´.
Grandissimo maestro di origini francesi, approdò alla corte imperiale russa e divenne
subito il gioielliere degli zar. Numeri, mani e fantasia eccezionali che uniti a un
degno drappello di collaboratori espressero forse la perfezione nella produzione di
diversi oggetti. Una menzione speciale ai famosi "objects de virtú" cioè vasi di fiori
ed animali intagliati in pietra dura. E poi le famosissime "uova" quasi sempre smaltate
e decorate con pietre preziose su base in oro o argento. Queste oltre ad essere di
gran moda, erano dono e tradizione molto diffusa nella Russia oligarchica dell´epoca.
Egli produsse anche un buon numero di gioielli. Tutte creazioni in cui traspare uno
stile francese che a volte si ispirava all´ "art nouveau" e a volte rimaneva molto
sobrio e pulito.
Sebbene ricco e famoso in Russia, Carl Fabergè non dimentica mai le sue origini
francesi, e infatti da ogni sua creazione traspare quel gusto che unito alle esigenze
della corte imperiale fanno di questo artista forse il più grande che la Francia abbia
mai avuto, insieme a Louis Cartier. Alla fine dell´ottocento anche il design e la
tecnica di costruzione si perfezionano.
- Il platino e le pietre preziose.
I gioielli risultano più leggeri e delicati nell´aspetto grazie soprattutto
all´introduzione del platino nella lavorazione. Questo nobile metallo era stato
impiegato occasionalmente nel corso del XIX secolo, ma solo a partire dall´inizio del
novecento viene utilizzato regolarmente per eseguire i gioielli più belli e costosi con
risultati sorprendenti. Il segreto del platino, è la sua elevata durezza e resistenza
e nello stesso tempo la facilità nell´essere lavorato, per cui ne consegue che anche
piccole esecuzioni a traforo o a pizzo raggiungevano aggiungono tutt´oggi una grande
perfezione.
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Bene, ora dopo qualche doveroso cenno storico, spendiamo volentieri le righe che
seguono per un accenno ai protagonisti principali della gioielleria.
Ecco dunque i diamanti, i rubini gli zaffiri e gli smeraldi preziosissime gemme che
unite a una sapiente mano umana formano realmente un´opera d´arte.
Il diamante è considerato una pietra "PAR EXCELLENCE".
A dire il vero fino alla metà del 19nnovesimo secolo i diamanti/brillanti erano
inseriti con estrema parsimonia nei gioielli. Poi la scoperta di diverse miniere
diamantifere in Sud Africa nel 1870 li resero decisamente più abbondanti sul mercato e
ne ridussero i costi.
Cosicchè il diamante s´impose come gemma dominante creando un mercato vero e proprio
che a tutt´oggi non ha uguali. Di questa pietra si è scritto tanto e di tutto.
Quello che mi preme sottolineare è il modo mediante il quale si valuta un diamante.
Tre sono i parametri basilari: colore, inclusione, taglio.
A contrario di altre gemme i diamanti sono valutati in base all´assenza di colore.
Sono quindi definiti "bianchi" ma anche questo termine è soggetto a gradazioni.
Il colore dei diamanti è classificato attraverso il confronto con pietre campione.
Il sistema mondiale più accreditato è basato semplicemente sulle lettere
dell´alfabeto.Inizia con la "D" per le pietre più bianche e via via scende fino
alla "Z".
Pietre classificate con le lettere D,E,F, sono considerate bianche ed è interessante
vedere che la differenza tra di loro è talmente sottile da risultare quasi
impercettibile ad un occhio non allenato. Per quanto riguarda le inclusioni, una gemma
ne è considerata senza quando esaminata con una lente a dieci ingrandimenti risulta
pulita. Esse viene classificata IF, vale a dire interamente priva di inclusioni.
La presenza di minuscole particelle abbassa invece la pietra al grado di VVS1 o 2.
Se le stesse sono un poco più grandi viene classificata al grado VS1 o2. Con la sigla
S1 si intende la presenza di inclusioni visibili ad occhio nudo.
Il taglio è l´altro fattore importante da tenere in considerazione al momento della
valutazione di un diamante. Pietre di taglio "vecchio" abbassano di almeno il 30 - 35&
il valore rispetto al taglio attuale.
La brillantezza di un diamante chiamata "FUOCO", dà il meglio di se quando la gemma
tagliata a brillante raggiunge una grande "riflessione" interna.
Con parole che forse aiutano meglio a capire, tutta la luce che penetra attraverso la
parte superiore, va a rimbalzare sulle faccette tagliate e ne viene respinta indietro,
o appunto "riflessa". Ecco che ricrea coś una magica scomposizione di colori e luci.
Tra le gemme preziose colorate i rubini sono senza dubbio i più quotati, la qualità
migliore è quella del rubino birmano che si estrae tuttora in una porzione limitata
di quel paese.
Come per i rubini, anche per gli zaffiri la località di provenienza è di grande
importanza ai fini della valutazione. Come la Birmania sta ai rubini così la regione
del "kashmir" sta agli zaffiri. Ma è innegabile che ormai poche pietre di colore blu
medio vellutato e trasparente si estraggono da quei giacimenti.
In fine gli smeraldi la cui qualità migliore è quella colombiana.È li che vengono
alla luce gli esemplari più pregiati che sono caratterizzati da uno splendido e ricco
colore erba chiamato anche "prato inglese". Gli smeraldi sono spesso composti da
inclusioni interne chiamate familiarmente giardino.
Ecco cercando di trarre una conclusione, magari ripetendomi, confermo che alla base di
un vero gioiello è obbligatoria la qualità dei materiali. Oro, platino e soprattutto
le pietre preziose devono essere di grande qualità. Eppure senza la creatività, l´estro
e la cultura del maestro orafo, il gioiello non avrà mai un valore aggiunto che lo
rende unico e lo tramanda nel tempo a testimonianza di una storia che non potrà mai
essere dimenticata.
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